Il Cilento, tutt’oggi, ha un’ immagine negativa relativa alla miseria, all’arretratezza endemica, ai moti rivoluzionari, al brigantaggio e all’emigrazione, tuttavia questo territorio ha una propria identità, fatta di una ricchezza culturale che gli appartiene e che lo accompagna.
Il Cilento è considerato come un'area storico-culturale-religiosa omogenea, vanta un passato plurimillenario ben raffigurato dai castelli dei Filomarino e dei Carafa, dai palazzi ducali degli Spinelli, dei Villano.
Gran parte della produzione artistica popolare era un tempo concentrata nelle chiese, in quanto queste da sempre hanno rappresentato il punto di riferimento della vita religiosa e sociale delle piccole comunità.
Purtroppo gli interventi architettonici di ristrutturazione, hanno per lo più cancellato via queste testimonianze, o perché inevitabilmente danneggiate o perché ritenute brutte, cioè non più rispondenti ai nuovi canoni estetici o al desiderio di rinnovare gli ambienti.
Così sono scomparse l'iconografie sacre, statue in malta o gesso, figure in terracotta o pietra poste ad ornamento delle fontane dei portali o sulle cuspidi dei tetti, stemmi gentilizi (in pietra, marmo o legno) che ornano le sommità dei portali, croci di pietra poste al centro delle piazze su una colonna, attorno alle quali ci si riuniva oppure erette alle porte del paese o su una roccia (es. Monteforte Cilento).
Affreschi, statue, bassorilievi
Oggi con molta oculatezza, nei recenti restauri, se ne cerca a fatica il recupero. Ricordiamo alcuni resti, tra i tanti sparsi per il Cilento, d’interesse artistico-culturale:
A Capizzo, nella vecchia chiesa parrocchiale, in una nicchia è inserita una statuetta in terracotta che regge il bambino sulla sinistra e mostra i seni scoperti: è la Madonna del Latte o delle Grazie.
A Laurino da visitare la vera ottogonale, attigua alla chiesa di S. Pietro, istoriata; nella simbologia dei bassorilievi potrebbe identificarsi un linguaggio esoterico di natura teosofica. L'ignoto scultore ha inciso nei riquadri degli otto pannelli un gran numero di simboli, praticamente quelli più correnti della simbologia cristiana nel Medioevo; l'opera è databile tra il XIII-XIV sec.
A Sacco, sui muri del campanile della chiesa di S. Silvestro, si possono ammirare tre statue di terracotta che raffigurano S. Silvestro, Cristo flagellato e S. Nicola, risalenti al XIV sec.. Sempre all’ esterno della chiesa, è collocata in una parete una piccola lastra di pietra sulla quale è inciso un crocifisso di tarda epoca longobarda, ma con ornamenti rinascimentali chiaramente aggiunti. Sempre a Sacco, ma spostandoci a Sacco Vecchio su una roccia sono incisi due simboli fallici, che in epoca cristiana sono stati ritoccati per fare da ornamento ad una nicchia che fino a pochi anni orsono accoglieva una statuetta.
A Casale in Pittari sul monte Pittari, in una delle grotte che, un tempo costituivano il cenobio di S. Michele, oggi ancora possiamo ammirare la testimonianza del culto di questo Santo. Alla sinistra dell'altare è collocata una lastra di pietra, sulla quale è scolpito a bassorilievo l'Arcangelo con scudo crociato, armato di lancia con la quale uccide il drago; tutt' intorno, sulla cornice, compaiono dei graffiti, tra i quali ben distinguibile è la spirale che è frequente nella simbologia magica longobarda. Il cenobio era stato costruito per volontà dei principi longobardi di Salerno e dato in possesso al vescovo di Paestum. Nel 1142 il vescovo Giovanni lo cedeva all'abate di Cava, Falcone; all'epoca già vi si celebrava con solennità la festa l'8 di maggio. La civiltà longobarda era penetrata profondamente nella cultura delle popolazioni locali.
San Mauro Cilento, sopra l'ingresso della Cappella dell'Immacolata, vi è un bassorilievo su una tavoletta di marmo, raffigura l'Arcangelo rivestito di armatura del Basso Medioevo, con nella sinistra la bilancia della Giustizia divina e nella destra una lancia con la quale colpisce il Diavolo in sembianze femminili.
A Laureana, sulla facciata della cappella dell'Annunziata, nella fascia sotto il timpano, troviamo decorazione in terracotta coi simboli di una confraternita, composti da triglifi e metope, realizzati nel 1895.
Numerose sono anche le testimonianze di iconografia sacra in malta policroma, le Madonne di pietra (l'immagine, ricavata con mattoni legati da malta, modellata e rifinita con gesso e stucco, veniva poi dipinta a colori vivaci; gli occhi erano ottenuti con vetro grezzo).
Ne ricordiamo alcune: S. Maria Greca a Roccagloriosa, la Madonna di Pietrasanta a San Giovanni a Piro, della Stella a Perdifumo e a Valle Cilento, della Sala a San Mauro Cilento, delle Grazie a Orria, della Neve sul M. Cervati, la Potentissima ad Acquavena, S. Giovanni del Ruchìto a Celso, S. Mauro nella grotta di Capizzo, S. Maria della Sala e S. Pietro a Salento, ecc.
Gli affreschi che un tempo coprivano intere pareti delle chiese, decorazioni delle case gentilizie, essi hanno subito non migliore sorte, sono stati ricoperti di vernice o di intonaco nuovo nel corso delle ristrutturazioni. Di notevole interesse appaiono taluni affreschi emersi in seguito a recenti restauri di chiese, ricordiamone alcuni:
quelli della cappella di S. Nicola a Capograssi, un tempo monastero; se ne sono salvati soltanto sei, tre dei quali in buono stato di conservazione;
quelli della cripta della chiesa di S. Eufemia a San Mauro La Bruca: solo due sono in buono stato di conservazione;
quelli rupestri: nella grotta di S. Mauro a Capizzo, di S. Lucia a Magliano Vetere, di S. Iconio e di S. Biagio a Camerota;
quelli di S. Maria delle Grazie a Capograssi, del XVII sec;
quello della cappella rurale della Madonna dell'Acquasanta, a Laureana (XVII sec.);
quelli del Santuario della Madonna del Granato a Capaccio, messi in luce dal recente restauro, che narrano i miracoli di S. Biagio;
quelli della chiesa della Potentissima ad Acquavena, nel XIX secolo;
quelli di artigianato francescano dei conventi di Vatolla, Capaccio, Lustra e Laurino;
convento di S. Maria della Pietà a Vatolla, gli affreschi sono concentrati nella chiesa;
convento di S. Francesco a Lustra gli affreschi ornano i muri perimetrali del portico e sono ascrivibili alla fine del XVI secolo, narrano la vita e i miracoli di S. Bernardino da Siena;
convento di S. Antonio a Laurino, XVIII-XIX sec., che ornano i muri perimetrali del chiostro e le volte dei corridoi, essi narrano la vita e i miracoli di S. Antonio di Padova.
Il cilento religioso
I pellegrinaggi sono un’occasione di incontro di culture diverse dalla propria, i santuari sono collocati sulla vetta di una montagna, raggiungibile dopo una faticosa salita a piedi.
I santuari sono situati in collina o in montagna, perché vi è la presenza del sacro (sulla montagna si è più vicini a Dio, la salita purifica...), ogni pellegrinaggio reca il doppio rito del salire e dello scendere dalla montagna, come memoria dell'antichissimo uso della transumanza, attraverso i tratturi. Durante la salita e la discesa dal santuario, si sosta in punti fissati per riposarsi, rifocillarsi, accompagnati da canti e musica cilentana.
Identico da secoli è rimasto il rito delle cénte, doni votivi di ceri (abituale sono cento candele) ornati di nastri colorati che li tengono insieme a creare la forma di una barca, di un castello o di un uovo, a seconda della tradizione dei singoli paesi.
Le cénte sono tipiche del Cilento, si vuol far risalire l'uso di questi doni votivi ai riti che nell'antica Grecia si celebravano in onore di Demetra, dea delle messi, durante le feste dette Eleusinie e Tesmoforie.
Nelle feste di Eleusinie, che duravano nove giorni e cadevano a febbraio e a settembre, il momento culminante era dato dalla processione che la notte del quinto giorno si snodava da Atene ad Eleusi. Tutti coloro che vi prendevano parte si cingevano la testa con ramoscelli di mirto e recavano nella destra una fiaccola.
Nelle feste di Tesmoforie, invece, che si tenevano a novembre, vi si celebrava Demetra come dea delle legittime nozze; duravano cinque giorni e vi potevano prendere parte solo le donne maritate, con il dominio romano il culto di Demetra si identificò con quello di Cerere.
Abituale le mete dei pellegrinaggi sono i santuari mariani, ma anche le processioni mattutine con le quali si aprono le feste patronali nei paesi cilentani ricordiamo le processioni di: Capizzo, Magliano Vetere, Caselle in Pittari, Monteforte Cilento, ecc.
Quanto ai santuari mariani, nel Cilento sono sette e sono associati dalla leggenda delle sette Sorelle o Madonne:
Madonna del Granato, il santuario è ubicato sul Monte Vesole Sottano (m. 254), Capaccio Vecchio;
Madonna della Stella, il santuario è ubicato sul M. della Stella (m. 1131), Sessa Cilento, ;
Madonna della Civitella, il santuario è ubicato sul M. Civitella (m. 818), Moio della Civitella;
Madonna del Carmine, il santuario è ubicato sul M. del Carmine (m. 713), Catona;
Madonna della Neve, il santuario è ubicato sul M. Cervati (m. 1899), Piaggine-Sanza;
Madonna di Pietrasanta, il santuario è ubicato sul M. Pietrasanta (m. 528), San Giovanni a Piro;
Madonna del Sacro Monte, il santuario è ubicato sul M. Gelbison o Sacro (m. 1707), Novi Velia.
Il culto delle sette Madonne è certamente molto antico e affonda le origini in modelli pre-cristiani (sette è numero magico-simbolico)Ogni sistema culturale meridionale ha le sue sette Madonne, i cui luoghi di culto si trovano sempre su alture che si chiudono a cerchio rivolto verso il mare.
Delle sette, c’è ne una che si differenzia dalle altre , perché è raffigurata con la pelle scura, da alcuni identificata come la più brutta delle sette, ma risulta poi essere la più bella e la più amata di tutte. E’ quella del Sacro Monte (Monte Vergine), il cui santuario è di gran lunga più frequentato, il santuario è di origine basiliana e la Madonna che vi si venera è l'Odighitria (che guida il cammino), cioè colei che guidò i monaci italo-greci.
Nel Cilento molte sono le statue che raffigurano la Madonna nera, detta di solito di Loreto (a Salento, a Torraca, a Montano, a Ostigliano, ecc.).
Abbiamo accennato sopra al fatto che, dei sette santuari mariani, solo quello del Sacro Monte può vantare oggi a pieno questo nome, in quanto è meta di pellegrinaggi in tutto il periodo durante il quale resta aperto, cioè dall'ultima domenica di maggio alla prima di ottobre.
Anche il Santuario della Madonna del Granato e meta di pellegrini durante tutto l’anno, dal momento è stato riaperto al pubblico, ed aperto 365 giorni all’anno.